ENTERPRISE 2.0
By on Settembre 12th, 2008
MODELLI INNOVATIVI DI IMPRESA
Le soluzioni del social networking per l’organizzazione,
la comunicazione e il marketing delle imprese al tempo del web 2.0
È Il tema della sessione plenaria del 17 settembre (ore 11,30)
Intervengono:
Robin Good – Esperto Cross Media – MasterNewMedia
Andrea Falzin – Viadeo
Fabio Masetti – Esperto di social networking per le imprese
Bruno Pellegrini – Blog Tv
Ivano Tienforti – SCI Group - Mondi Attivi 3d
Conducono:
Carlo Infante
Carlo Massarini
Questo che segue è l’incipit per un incontro che non sarà teorico ma teso a sviluppare intorno ad alcune parole chiave (tag!) delle operatività molto precise, con metodi e strategie di marketing.
Usare, con leggerezza, l’ennesimo neologismo con la parola enterprise 2.0 è utile per sottolineare in modo netto quanto sia importante per il mondo dell’impresa cogliere le opportunità offerte dal web 2.0 che presuppone una ridefinizione dei termini del marketing e della comunicazione.
Queste opportunità sono in primo luogo quelle che riguardano il rapporto con gli utenti, in un riequilibrio strategico del rapporto tra domanda ed offerta.
Chi si occupa di comunicazione oggi (mentre prima, attestati all’interno della logica dei mass-media, si privilegiava la risoluzione massiva… da uno a tanti) sa che comunicare sottende capacità di relazione biunivoca: comunicare con. Da molti a molti.
Ma questo non vale non solo per il marketing ma anche per l’organizzazione interna, basti pensare al fenomeno del corporate blog e di come si sia funzionale alla tensione motivazionale dell’impresa.
In questo senso parlare di enterprise 2.0 apre una finestra sulla mutazione delle pratiche di organizzazione per arrivare a ottimizzare le performance, favorire l’appartenenza, sollecitare la motivazione, stimolare l’apprendimento continuo e magari controllare i costi.
In una parola: fare innovazione.
Le diverse soluzione del web 2.0, dal wiki al social tagging, tendono a favorire l’intelligenza connettiva e a rendere comprensibile che la migliore competività passa attraverso le più evolute tensioni collaborative, come le teorie del wikinomics suggeriscono.
Altra tag emblematica è open source. Questo concetto, nato nell’ambito del softxare libero ridefinisce i paradigmi della creatività, per superare la dimensione auto-referenziale dell’ingegno per indirizzarlo verso le soluzioni distribuite, per passare dai modelli chiusi a quelli aperti e interconnessi, dalla gerarchia dei ruoli alla comunicazione reticolare delle competenze, liberando la creatività sociale delle reti.
E’ una questione di tempo: minor tempo verrà speso per innestare nel tessuto d’impresa questa innovazione più alto sarà il valore da esprimere nella scacchiera della competitività globale.



Penso che lo scambio sempre più fitto di idee e valori tra persone e persone, tra imprese e imprese, tra persone e imprese, possa contribuire a creare dei modelli condivisi che progettino il nostro futuro di pace e di sviluppo ecosostenibile in un mediterraneo centro nevralgico tra l’europa, l’asia e soprattutto l’africa. quindi la chiave di lettura potrebbe essere la rottura delle barriere tra due grandi categorie che non comunicano, l’impresa e la persona, e la barriera è il profitto. se lo intenderemo come valore utile a tutti e non solo all’impresa, questa barriera cadrà. buon lavoro a tutti angelo di stefano
ho detto competitività globale. Ok.
Rilancerei col dire glocal, altra buona tag. No?
Un tag da non trascurare è: collaborazione.
Che essa sia spontanea o guidata è quella che dà una marcia in più ai processi conversazionali di coordinamento e comunicazione.
La nuova centralità dell’individuo come mezzo di trasporto del messaggio, contamina la creazione del messaggio stesso che deve considerare nella sua ingegnerizzazione anche la dinamica di diffusione.
Nel caso della comunicazione marketing esterna il consumatore diventa veicolo del messaggio, ma stessa cura andrebbe posta alla comunicazione con i fornitori.
Questi in un contesto collaborativo potrebbero essere fonte di innovazione di processo piuttosto che semplici attori di un mercato che vede solo le variabili di costo e specifiche minime di prodotto.
Enterprise 2.0 significa marketing di vendita ma anche marketing di progettazione in una filiera estesa dove i confini delle singole aziende possono essere i limiti delle loro aree di eccellenza operativa.
Tutto questo ha degli impatti sulla gestione dell’azienda e questo genererà nuovi sistemi di controllo di gestione, siamo all’inizio di una nuova era dove “la saggezza delle folle” (James Surowiecki) può essere fonte di differenziale competitivo per chi ne saprà approfittare.
tag: lifestream
è il sogno di ogni marketer, oggi è realtà nei paesi più digitalizzati, è la coversazione globale che si fa testo, audio e video, il lifestreaming è un fenomeno che si sta facendo strada, travolgendo qualsiasi retorica sulla privacy e che è una vera e propria mutazione sociale.
dal blog di Jeremy Keith.
What is a Lifestream? In it’s simplest form it’s a chronological aggregated view of your life activities both online and offline. It is only limited by the content and sources that you use to define it.
con applciazioni gratuite ediffusissime ormai si pùò fare la cronacana della pripria vita digitale e non Rifletteremo anche su questo fenomeno, sulle sue implicaizoni sociali, sui vantaggi e svantaggi in azienda e vedremo qualche strumento esempio. Anzi faremo lifestreming durante il workshop.
Digital Identity - Identità Digitale
da wikipedia
Digital identity refers to the aspect of digital technology that is concerned with the mediation of people’s experience of their own identity and the identity of other people and things. Digital identity also has another common usage as the digital representation of a set of claims made by one digital subject about itself or another digital subject.
per il marketing
Il marchio diventa digital identity e la brand awareness si fa con lo storytelling e il lifestreaming.
L’identità digitale oltre che alla privacy e alla proprietà dei dati ( vedi la polemica tra Marc Canter e Mark Zuckemberg, è e resta un asset strategico per il futuro del marketing e frse del web inteso come piattaforma. Volendo restare al marketing val la pena sottolienare come spesso il problema della reale indentà di un soggetto venga mal posto. Sarò breve a costo di sembrare cinico:
Come facciamo a sapere che il profilo di un utente su un sito corrisponda a reltà?
è una domanda che va bene se posta in questura non in un ufficio marketing
al marketing non interessa ciò che corrisponde al vero ma quello chè corrisponde al desiderio all’aspirazione all’impulso: all’immaginario.
il virtuale è il dominio del marketing. il reale è il regno o dovrebbe essere il regno della politica. il virtuale e il reale sono il territoro dell’arte.
va da se che ogni impresa ha una responsabilità sociale e che il farsi carico di privacy e sicurezza dei dati è un suo preciso compito (imho).
Certo è che il valore delle reti per il marketing sta nella loro capacità di immagazzinare l’immaginario.
Il Database dei desideri è un’idea di John Battelle:
The Database of Intentions is simply this: The aggregate results of every search ever entered, every result list ever tendered, and every path taken as a result. It lives in many places, but three or four places in particular hold a massive amount of this data (ie MSN, Google, and Yahoo). This information represents, in aggregate form, a place holder for the intentions of humankind - a massive database of desires, needs, wants, and likes that can be discovered, supoenaed, archived, tracked, and exploited to all sorts of ends. Such a beast has never before existed in the history of culture, but is almost guaranteed to grow exponentially from this day forward. This artifact can tell us extraordinary things about who we are and what we want as a culture. And it has the potential to be abused in equally extraordinary fashion.
tag: crowdsourcing
How the power of the crowd is driving the future of business
E’ una tag, è un termine che lascerà un’impronta duratura nel modo di fare business, è il titolo di un libro appena uscito negli stati uniti e scritto da Jeff Howe.
Sotto questo termine non va solo il marketing partecipativo: tutte le fasi della catena del valore di un’impresa possono trovare valore coinvolgendo/attivando la community di riferimento. Dalla ricerca e sviluppo al design, dalla produzione al marketing alla vendita, il cosiddetto web 2.0 si rivela un alleato formidabile delle imprese, anzi di quelle imprese che sapranno perdere il controllo rilasciandolo alle proprie community. I casi e gli esempi sono diversi e sarà un piacere parlarne domani al ring.
saluti a tutti
bruno
imparare giocando. giocare imparando. quando una società si trasforma tanto quanto quella attuale è necessario che qualcuno giochi.
Finalmente riesco a collegarmi ed entro nella conversazione e, quindi, posso finalmente giocare anche io.
ecco le tag che stanno emergendo:
corporate blog, creatività sociale delle reti, enterprise 2.0, Featured, organizzazione, social tagging, web 2.0, wikinomics, glocal, collaborazione, condivisione, lifestream
segnalacene altre al numero:
340 6695811
folksonomy!
occorre più immaginazione, fantasia, partecipazione per tracciare sentieri inaspettati
è la velocità che fa la differnza
La resistenza delle imprese italiane all’ introduzione dell’ innovazione tecnologica nei propri processi e’ direttamente proporzionale al fatto di occupare o di avere occupato posizioni dominanti. TAG: “Arroganza2.0″
il social network velocizza le attività umane
le informazioni sono a disposizioni di tutti
è necessario distribuire di più la banda larga su tutto il territorio, renderla accessibile a tutti
MARKETING ONLINE
WORKSHOP – sala 3
16.30-18.30
che fine ha fatto second life?
Angelo Di Stefano